ETNA

Nella foto l’ ASTRACANTHA SICULA (Astragalo dell’Etna), pianta autoctona delle zone del vulcano e della SICILIA.

Non è soltanto il vulcano attivo più alto d’Europa, è il CUORE PULSANTE DEL MEDITERRANEO vecchio di circa 500.000 anni, il sangue rosso che lo alimenta, la sua forza, la sua crescita sono la testimonianza che il nostro pianeta è vivo, si perché il “mongibeddu” o “a muntagna” racchiude in sé la forza vitale della terra alla quale dobbiamo un’intera esistenza. Il paesaggio cambia in continuazione a causa delle continue mutazioni sequenziali delle colate laviche. Alle pendici distese di agrumeti e fichi d’india, più su olivi, vigneti, mandorli, a ovest fantastici boschi di querce, castagni, noccioli e pistacchi. In sommità regna la ginestra che in primavera tinge tutto di giallo. La fauna vive indisturbata e libera. “tutto ciò che la natura ha di grande, tutto ciò che ha di piacevole, tutto ciò che ha di terribile, si può paragonare all’Etna, e l’Etna non si può paragonare a nulla”. Domenique Vivand Devon. È patrimonio naturale dell’umanità.

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ETNA

MEDITERRANEO

Il giardino mediterraneo trae ispirazione dalle zone costiere della Spagna, dell’Italia e della Francia e mi vengono subito in mente immagini e atmosfere che scaldano, profumi di limone e erbe aromatiche, forme morbide e rilassanti, colori leggeri e atmosfera ovattata, orizzonti azzurri.

È l’archetipo, il genius loci, l’eden in terra, è l’origine di tutti i giardini, ed io ricomincio da qui.. e dal rispetto del mondo che ci circonda, dall’interesse per la natura, l’architettura e il design, faccio la mia piccola parte e scrivo, descrivo, mi esprimo.

Prendo mia la teoria di Vincenzo Cazzano “..il quale ha dimostrato una volta per tutte che il giardino all’italiana, questo pomposo tabù della storia ufficiale del giardino e’ innanzitutto un’invenzione dei ricchi inglesi e americani in vacanza in Italia a fine 800, e successivamente, e per imitazione, acquisizione riflessa dell’aristocrazia e della grande borghesia  del fascismo, che sciovinisticamente non voleva essere da meno degli stranieri.” Art.n5 luglio 2006 di G.Giubbini “sulle tracce del giardino italiano” . Il giardino italiano e’ dunque una pallida immagine di ciò che è stato, riflessa attraverso lo specchio della cultura inglese di fine 800.

Mentre l’Archetipo, il Genius Loci del Giardino Mediterraneo quello sì che esiste: il “jardinu” in dialetto meridionale semplicemente “agrumeto”, “aranceto”.

Il giardino mediterraneo autentico e’ una suggestione, non uno schema, il genius loci per eccellenza, per antonomasia.

Non a caso ho intitolato il magazine “mediterraneomag”, per me e’ l’origine non solo del giardino vissuto dall’uomo ma anche del giardino interno all’uomo, il giardino della nostra anima che affonda le radici nel nostro vissuto piu’ intimo, nella famiglia, nella madre che ci ha cresciuto, accudito, in quello che ci ha lasciato, l’essenza di noi stessi, a me ha lasciato la capacita’ di amare incondizionatamente i miei figli.

L’ultimo ricordo di mia madre sono le sue mani che mi cercano; nel mio giardino c’e’ Lei che sorregge papa’, i miei figli e mio marito che giocano tra erbe aromatiche e piante di arance e limoni.

Di mamma marchigiana e papa’ laziale le mie estati le passavo a Morrovalle, che c’entri qualcosa ?

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